Nazionale: non farsi ingolosire dalle triple

areazzura

Commenti molto positivi dopo la gara contro la Georgia. Da allenatori però non vogliamo fermarci solo agli aspetti più appariscenti, come le ottime percentuali per esempio. Vogliamo invece provare a capire se nella nostra struttura di squadra e nel nostro gioco si nasconde da qualche parte qualche rischio, da individuare e prevenire, se possibile.

A darcene un segnale è stato proprio il commissario tecnico: “Siamo soft” ha urlato durante il primo time-out dentro i microfoni della sciagurata tv locale, che ci ha propinato replay inutili ignorando invece i momenti più caldi. Una regia dalle idee chiare più o meno come quelle sul movimento continuo palesate dalla signora arbitro: non esattamente cristalline, insomma.

Siamo usciti molto bene, comunque, dal tentativo dei padroni di casa di metterla sul ruvido, l’abbiamo fatto col talento e con il maggiore dinamismo in molti ruoli, ma certamente siamo apparsi un po’ meno efficaci nelle azioni di gioco fisico. Da una parte e dall’altra del campo, cioè sia in attacco che in difesa, come ricordava il coach nello stesso time out. Non parliamo di correre e saltare, sia chiaro, lì siamo tra i migliori. Parliamo di mettere il corpo negli aiuti, di lottare sui blocchi quando (raramente) non puoi cambiare, di tagliare fuori e combattere a rimbalzo, di prendere sfondamento. Questo ci viene meno facile, ma come sappiamo, le vittorie invece passano spesso proprio per un tuffo su una palla vagante, un body-check, un blocco negato.

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Drag, meglio rollare dentro se c’è spazio

Punto numero due: se creiamo uno spazio, dopo la cosa più logica da fare è usarlo a proprio favore. La grande pericolosità perimetrale degli esterni e dei lunghi libera voragini dentro l’area, ma lì nessuno ci va volentieri, sembra quasi che uno aspetti che tocchi all’altro. In transizione, ad esempio, siamo veloci (sia con la palla, sia senza), siamo larghi ma non profondi. Nelle nostre corde c’è l’idea di correre tutti sulla riga dei tre punti, anche se ci sarebbe lo spazio per spezzare la difesa con un taglio. E spesso pure al ‘drag’, cioè al blocco sulla palla in transizione, facciamo seguire un ‘pop’, cioè un allargamento, invece che un ‘roll’.

Il primo ad accorgersi che bisognava attaccare l’area è stato Gentile, che è andato al ferro e di fatto ha spaccato la partita in due, poi bene anche il Gallo, in schiacciata sulla testa di Pachulia.  Bisognerebbe farlo però anche senza la palla, e costringere la difesa anche a chiudersi e riaprirsi, non solo a ballare da un lato all’altro.

Un minimo di gioco in post-up, una salutare palla al post basso, insomma. Non  in modo statico, ovvio, proprio non è cosa. Ma almeno arrivando di corsa, cioè finendo i movimenti senza palla con una lettura del vantaggio dentro l’area, magari usando un triangolo. I migliori in quella posizione per ora sono stati Belinelli e Datome, che però giocano sempre un fade-away, cioè un movimento ad allontanarsi dal ferro. Molto elegante, con i rischi noti: se la metti bene, ma di falli non ne subisci e di seguire il tuo tiro a rimbalzo in caso di errore non se ne parla. Come dite? Non va mai bene nemmeno quando si fa canestro così? No, anzi se fai canestro così, cioè con quella continuità, è uno spettacolo. Ma il rischio, come appunto abbiamo cercato di sostenere, è che ti accontenti, e quando arriva la sera che non è festa, non hai altre armi, rischi di rimanere troppo perimetrale e sono guai. Come diceva un vecchio saggio, esaltare le tue qualità, lavorare sui tuoi difetti. Vale anche per la ‘Nazionale più forte di tutti i tempi’ come l’ha definita qualcuno.

Una volta abbiamo ci è capitato di sentir gridare dagli spalti un suggerimento del genere al giovane Pau Gazol, che peraltro del consiglio non si è curato molto nel corso della sua lunga e straordinaria carriera. Paonazzo e un po’ esasperato per quel suo modo un po’ ‘leggiadro’ di muoversi in campo, il tifoso gli intimò senza mezzi termini: “Get your f…… ass inside!!!”.

Più chiaro di così….

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