Datome: spero che Obradovic mi urli dietro in allenamento…

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Lo da dichiarato il nostro Gigi Nazionale in una recente intervista. “Il coach è una delle ragioni per cui sono qui.” Abbiamo ripreso questa frase per due riflessioni, una rivolta ai giocatori e una agli allenatori.
Può definirsi affermato uno che ha giocato nella NBA, in Nazionale e oggi in una delle squadre più forti d’Europa? obradovicE allora perché vuole ancora essere rimproverato, stimolato, messo in discussione in allenamento? Proprio perché, ragazzi, è quella la chiave del suo successo, che non sarebbe arrivato se avesse cercato alibi, se avesse eluso le correzioni con una scusa, o peggio mettendo in discussione competenza e imparzialità del suo allenatore. Da chi vi allena non chiedete solo minuti di gioco, ma desiderio di migliorarvi, di insegnarvi a giocare. Dalla capacità di recepire quelle correzioni, quegli stimoli a volte duri, dalla capacità di mettersi in gioco dipenderà molto di quello che vi succederà sul campo e nella vostra carriera.
Da allenatori invece, quante volte ci capita di lottare all’inizio, di partire con le migliori intenzioni, e poi lentamente, progressivamente, come dire, assuefarci all’errore, considerare piano piano che quello è, non si cambia. Facciamo inconsapevolmente un passo indietro, nelle regole, nelle richieste. Quando diventiamo meno esigenti, quando alla fine va bene lo stesso, quello è il momento che non stiamo più facendo il massimo.
Uno dei nostri nemici principali è il desiderio di essere apprezzati. Ma fate attenzione perché la complicità, la troppa vicinanza, l’eccesso di indulgenza alla lunga intaccano ruolo e credibilità. Pagano a breve termine, magari risulterete simpatici e di buon carattere, ma senza l’autorevolezza sarà difficile gestire il gruppo e i rapporti nel lungo periodo. Mettersi di traverso, dire dei no, essere esigenti non sono prove di forza, ma strumentiessenziali per indirizzare il lavoro, e testimoni della reale volontà di fare tutto quello che è necessario per il bene dei nostri giocatori. Anche correre il rischio che qualche volta ti tengano il muso. Un mio vecchio maestro una volta mi ha detto: “Alla fine, un po’ ti devono temere”. Forse esagerava un po’, ma un fondo di ragione c’era.