Cari allenatori… la lettera che ognuno di noi vorrebbe ricevere

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Ci ho pensato bene e sono giunta alla conclusione che voi allenatori siate un po’ masochisti. Un po’ come noi giocatori, per intenderci.
Perché ogni atleta attraversa il periodo del “cosa ci faccio qui?”, meglio noto come “ma chi me l’ha fatto fare?”, senza pensare che certi pensieri, certe fasi, possono essere comuni anche a quella persona che per due ore ogni sera spiega esercizi e prova nuovi schemi.
Non vi siete scelti un lavoro semplice, cari allenatori, proprio per niente. Vi siete ritrovati con un gruppo di ragazzi e ragazze da gestire, con dodici menti diverse, proiettate verso obiettivi e sogni differenti e avete dovuto farle amalgamare.
Essere atleti non è facile, ma dover insegnare ad altre persone ad essere una squadra richiede una volontà e una dedizione che in pochi hanno.
Noi non vi ringraziamo mai, me ne rendo conto solo ora, o per lo meno non lo facciamo tanto spesso quanto dovremmo.
Perché se è vero che andare in palestra alle dieci di sera è stancante, lo è anche preparare un allenamento subito dopo il lavoro o nella pausa pranzo. È difficile conquistare il rispetto di ragazze e ragazzi che non conoscete, è difficile essere autorevoli senza essere autoritari.
E siccome nel corso degli anni voi mi avete dato tanti consigli, ora vorrei parlarvi a cuore aperto, da giocatrice. 12507578_499823586809388_8094952673617385303_n
Parlate con i vostri giocatori, spiegate, discutete. Confrontarsi non significa dover rendere conto delle proprie scelte, ma fare squadra. Non tacete i motivi per cui ci cambiate, non tenete per voi le ragioni per cui non entriamo in campo: aiutateci a capire, perché solo attraverso la comprensione può esserci miglioramento.
Parlate e poi decidete, con serenità e cognizione di causa. Portate avanti le vostre decisioni senza però dimostrarvi alteri. Guardateci negli occhi ad ogni “no” e ad ogni “sì” che pronunciate. Perché la verità è che noi giocatori non abbiamo bisogno di corazzate che ci proteggano, ma di guide che ci sappiano condurre.
Siate voi stessi, sempre e comunque: infondeteci la vostra grinta, così come la vostra visione del gioco. E poi lasciateci sbagliare.
Lasciateci rischiare una battuta al momento meno opportuno, lasciateci gestire per un’azione il gioco come vogliamo noi e vedrete che impareremo.
Imparate a riconoscere le situazioni in cui mettervi al nostro livello e quelle in cui far valere il vostro ruolo.
E sappiate che vi rispettiamo. Magari non capiamo tutte le vostre scelte, tanto che a volte ci sentite pronunciare la frase “è colpa dell’allenatore”, ma lo sappiamo che gli insuccessi non sono onta di una sola persona.
Sappiate che ciascuno di voi ha il potere di cambiare un poco quello che siamo, di spronarci e di abbatterci con una sola parola.
Sappiate che ogni giocatore può accettare le critiche e gli elogi allo stesso modo, se entrambi vengono motivate. Che non c’è nessun risultato che non si possa raggiungere, se ci sono rispetto e fiducia.
E poi, sappiate che vi siamo grati per ogni urlo, ogni esercizio di potenziamento, ogni risata durante le trasferte e ogni time out in cui ci tirate le orecchie. A volte non ce ne rendiamo conto nemmeno noi, ma sappiamo che è così.
È che a volte abbiamo un po’ paura: noi giocatori ci affidiamo a voi, mettiamo nelle vostre mani le nostre passioni e i nostri sogni e ve li diamo in gestione. E non c’è niente di più difficile del lasciare ad altri qualcosa di nostro. Forse solo ricevere questo immenso tesoro, compito che spetta a voi.
Sono consapevole che nessuno dei miei allenatori mi ha mai vista per come mi vedo io: qualcuno ha visto in me meno di quanto avessi da dare e altri hanno visto di più. I primi mi hanno insegnato a lottare per smentirli, i secondi a combattere per raggiungerli. In definitiva, entrambe le categorie mi hanno stimolata, mi hanno spinta a migliorare e, alla fine dei conti, hanno fatto di me quella che sono ora.
Cari allenatori, questo è il vostro compito: difficile, faticoso, ma bellissimo.
Non perdete mai la passione con cui ci allenate e noi non smetteremo di impegnarci, né ora né mai.

Tratto da:
https://cumhonorepugna.wordpress.com